IMPRESE, ENOGASTRONOMIA, COMUNICAZIONE: COSA CI ASPETTA.

Il turismo, il vino, la gastronomia, la cultura, il vivere assieme, gli spettacoli. Tutto sarà diverso, andiamo dicendo in questi giorni di coronavirus.

Come sarà l’economia dopo il coronavirus? Nel dare la risposta ci viene in aiuto Mark Schaefer, studioso e consulente marketing di livello internazionale.

Nel suo articolo “7 Non-obvious coronavirus implications for marketing” spiega quali saranno i settori importanti della “nuova economia” post-coronavirus.

Qui penso sia utile soffermarci su due domande che Mark Schaefer pone.

La prima è strategica: l’attività, l’impresa, il lavoro che facciamo è essenziale e indispensabile per gli altri?

Non c’è più tempo per le produzioni inutili. Per le banalità.

Occorre lavorare al servizio dell’Altro, di chi già adesso – lottando con noi contro il virus – ha bisogno di prodotti e servizi utili e di qualità.

 

Imprese: una “nuova economia” ci attende

Non c’è più tempo per i professionisti d’accatto. Per i burocrati che ci complicano la vita. E neppure per chi pensa che tutto sarà, a breve, come prima.

Se qualcuno crede di tornare a partecipare a una conferenza con 400 persone, pensa male.

Da questa ahimè realistica previsione discende tutto quanto possiamo pensare per il futuro: fiere, meeting, incontri, convention, spettacoli, eventi culturali.

La seconda domanda che Mark Schaefer pone non è meno importante.

Ed è questa: hai intenzione di portare online, sul digitale, la stessa attività che svolgi nella vita analogica?

Se qualcuno pensa che basti improvvisare corsi in e-learning, conferenze via Skype o una patina di futurismo, ha fatto male i suoi conti.

Mai come oggi (e soprattutto domani) vi è bisogno di visionari, di chi ha un’immagine prospettica, di chi va oltre il muro che ci si para davanti e lo scavalca.

La comunicazione, anche nel turismo e nell’enogastronomia, sarà fondamentale.

Abbiamo visto cosa ha procurato l’inciampo del comunicare nella diffusione del coronavirus.

Direi che è il caso di chiuderla con chi si improvvisa comunicatore.

E’ il caso di finirla con chi pensa che il giornalismo è un mestiere alla portata di tutti.

 

Vino, cucina, turismo: la “passione per l’umano”

L’altro messaggio – importante per il mondo della gastronomia, del vino e del turismo – è quello della passione per l’Altro.

La passione per l’umano, per le persone è sempre stata la chiave di volta del successo.

Chi non ama l’Altro, chi non ama le persone – pure con tutte le riserve su ciò che l’umano porta con sé – non è adatto alla sfida che ci attende.

Qualcuno, nell’età pre-coronavirus – ci voleva convincere che l’umano era quasi un errore della storia.

Anche la cultura, gli spettacoli, gli itinerari del lusso piuttosto che le scampagnate fuori porta hanno bisogno di passione.

La chiave del successo – ci insegna Mark Schaefer, nel suo libro “Marketing Rebellion” – è nell’abbandono dei prodotti e servizi senz’anima.

La ripartenza parte dall’umano, dal mai troppo umano che c’è nei clienti di un’impresa. O in coloro che possono essere clienti di un’impresa.

Anche nel far conoscere la gastronomia, il vino, la cultura, gli spettacoli, il turismo, le esperienze dei nostri borghi di campagna servirà un supplemento di umanità.

Persino nel lusso – su cui VeronaWineLove™ a breve comincerà la sua narrazione – e nel turismo di “alta qualità” ci sarà bisogno di più umanità.

Tant’è che si parla da tempo di “human centered marketing”.

E da tempo si parla di “human centered branding”.

La comunicazione e il giornalismo possono fare molto in questa direzione.

Come ama ripetere Sonia Gastaldi – con cui ho cominciato da tempo una riflessione sul Brand Journalism – solo imprese che hanno a cuore le parole autentiche, gli esseri umani, il contesto sociale… solo quelle imprese potranno continuare a vivere.